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Parolacce del bambino

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@theprincess
icon8  view post Posted on 25/7/2007, 09:37





Parolacce di bambino

1° FASE: SPIRITO DI EMULAZIONE SENZA MALIZIA
Si imparano a scuola, giocando al parco con gli amichetti, in spiaggia, al campo sportivo. Talvolta anche a casa. Sentendole dire dai genitori o dai fratelli più grandi. Anche la televisione ci può mettere del suo.
Intorno ai 3-4 anni, quando il bambino comincia a frequentare ambienti diversi rispetto a quelli ristretti dell'ambito familiare e il suo vocabolario si arricchisce di nuovi vocaboli, le parolacce possono diventare per lui termini di uso comune che ripete senza coglierne veramente il significato. Se, poi, le parolacce sono utilizzate da bimbi più grandi (appunto, i compagni di scuola o i fratelli maggiori) l'emulazione diventa assoluta dal momento che questi esercitano sui piccoli una forte attrazione.
All'inizio si tratta di mera ripetizione. Il bambino è incuriosito da questi nuovi vocaboli nonostante non sia affatto in grado di associarvi alcun tipo di significato e li usa nei contesti più disparati senza esserne minimamente imbarazzato. Sarà la reazione degli altri (genitori, parenti, insegnanti…) a fargli scoprire presto il "potere" che certe parole esercitano e l'effetto che sono in grado di provocare.

2° FASE: IL FASCINO DELLA TRASGRESSIONE

Le reazioni che l'uso del turpiloquio provoca in chi gli sta intorno (imbarazzo, rabbia, nervosismo, risate…) aumenta nel bambino la curiosità e l'attrazione verso le parolacce di cui scopre a poco a poco il significato e che impara a utilizzare come arma per attaccare o difendersi dai compagni o dai fratelli e come strumento per mettere in imbarazzo gli adulti.
A questo punto l'uso di parole sconvenienti diventa per lui un modo per esprimere trasgressione e ribellione e ha una valenza puramente provocatoria.
E in questa fase che è necessario intervenire, per evitare che il turpiloquio si radicalizzi e le parolacce entrino a far parte del vocabolario del bambino senza che questi sia più in grado di scegliere quando usarle e quando no.
Come comportarsi:


Innanzitutto è bene, per non perdere credibilità, evitare sempre di usare un linguaggio volgare davanti al bambino che non dovrebbe mai sentire pronunciare le parolacce al papà e alla mamma. In questo senso vanno educati anche i fratelli maggiori, spesso presi a modello di comportamento dai più piccoli.
Il turpiloquio deve suscitare disapprovazione, ma non imbarazzo. Nello sgridare il bimbo occorre, quindi, mantenere la calma, facendogli capire che si tratta di una cosa da non fare.
Infine, vale la pena spiegare al bambino che l'uso di parole sconvenienti è spesso segnale di un vocabolario povero e che per ogni parolaccia esiste un sinonimo non volgare per rendere il medesimo concetto.


 
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nikka
view post Posted on 18/9/2007, 10:50




CITAZIONE (@theprincess @ 25/7/2007, 10:37)
Il turpiloquio deve suscitare disapprovazione, ma non imbarazzo. Nello sgridare il bimbo occorre, quindi, mantenere la calma, facendogli capire che si tratta di una cosa da non fare.
Infine, vale la pena spiegare al bambino che l'uso di parole sconvenienti è spesso segnale di un vocabolario povero e che per ogni parolaccia esiste un sinonimo non volgare per rendere il medesimo concetto.

Wiiiii una mia amica mi ha appena scritto che con l'inizio della materna sono già arrivate nel linguaggio di suo figlio le prime parolacce e mi chiedeva consiglio e io gli ho detto che mi sono comportata proprio così come suggerisci tu Grazia e quindi ho dato via libera a termini quali "Accidenti" "sei un rompiscatole" "non capisci un tubo"......tanto il messaggio che arriva è tale e quale!!!!!!
 
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ciccia73
view post Posted on 11/4/2008, 19:09




Matteo nn va alla materna..l'ha sentita dire in casa nn x dare colpe ma l'ha detta mia suocera che fare strozzarla è poco :/not/: e adesso ogni momento la dice che fare? Se lo ignori magari passa ma se siamo in giro nn è 1 bella figura....



Lilypie 3° comp Ticker
 
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chioccoli
view post Posted on 15/4/2008, 07:47




Fino ai 2 -3 anni i bambini pronunciano tutte le parole attribuendo ad esse la stessa rilevanza; parole belle e parole brutte per lui sono uguali perché non ne comprende ancora pienamente tutte le sfumature di significato.

A questa età i bambini adorano parlare e adorano sentire il suono della loro voce. Le parole sono giochi, suoni, esercizi fonetici divertenti che hanno poi anche lo scopo di comunicare per ottenere qualcosa. Ai bambini piacciono le parolacce anche per il loro suono buffo e continueranno a ripetere la parola anche in diversi contesti, ridendosela.

La prima volta che il genitore sente il proprio figlio pronunciare una parolaccia reagisce di solito con ilarità, magari malcelata. Quando poi la parolaccia viene pronunciata durante la visita all’anziana zia, il sorriso diventa vergogna, o ira.

Fino ai 3 anni i bambini capiscono dalla reazione degli adulti che si tratta di parole particolari, diverse dalle altre. La conseguenza è che queste diventano ciò che prima non erano, interessanti e intriganti. Non dimentichiamo che in questa fase del suo sviluppo il bambino sta scoprendo il mondo e spesso desidera comportarsi in modo audace, spiritoso e baldanzoso.

Benché non capiscano il significato di ciò che stanno dicendo, i bambini comprendono pienamente l’effetto che queste parole suscitano nell’adulto e sono spinti a ripeterle proprio per suscitare nuovamente tale effetto.

E’ solo dopo i 3 anni che il bambino attribuisce correttamente il significato delle parole e può distinguere tra parole “buone” e “cattive”; ciò va di pari passo con l’acquisizione delle regole morali, la distinzione tra vero e falso, bene e male.



Da chi le ha imparate?

Spesso i genitori si pongono questa domanda a cui una onesta autocritica può facilmente dare una risposta: da noi!

Nonostante a nessun genitore faccia piacere ammetterlo i bambini imparano le prime parolacce spesso in ambito domestico da genitori, fratelli, o parenti ed amici che frequentano la casa.

Altri ambiti di “apprendimento” sono quelli sociali e di comunità come asili, parchi, sale giochi, ecc…

Una menzione particolare va fatta alla televisione. Esistono le cosiddette “fasce protette” che vengono violate costantemente. Recenti ricerche hanno evidenziato che nei programmi televisivi viene pronunciata in media una parolaccia ogni venti minuti. Una soluzione è offerta dai canali tematici satellitari che propongono programmi educativi e di intrattenimento suddivisi anche per fasce di età. Ma cosa può fare chi non può permettersi l’esoso abbonamento annuale?



E’ utile per il genitore indagare sulla provenienza delle colorite espressioni cercando di capire in quale ambito il bambino le abbia apprese; qualora non si trattasse dell’ambiente familiare meglio iniziare a vigilare e porsi domande sulle frequentazioni del piccolo, magari accompagnandolo o seguendolo più da vicino.



Perché i bambini dicono le parolacce?

Fondamentalmente per attirare l’attenzione e provocare una reazione, positiva o negativa che sia. Anche farsi sgridare infatti è un modo per ottenere la vostra attenzione.
Perché gli piace il loro suono buffo e ridicolo. Se pensate alle parolacce che conoscete come a suoni anziché significati converrete che hanno ragione.
Per emulare i grandi, adulti significativi, amici o fratelli.
Per esprimere sentimenti forti come rabbia, paura o gelosia. In particolare dai 5 anni in poi
Per spirito di opposizione e trasgressione (in particolare dopo i 5 anni)


Cosa fare quando il bambino dice le parolacce:



Mostratevi indifferenti se le parolacce vengono usate per attirare la vostra attenzione
Mantenete la calma e cercate di non ridere né ironizzare. Se riderete non farete che confermare la loro personale equazione parolaccia=divertimento.
Non mostratevi sdegnati, scandalizzati o arrabbiati. Semplicemente è inutile!
Tenete un atteggiamento deciso, fermo ma tranquillo mentre spiegate al bambino che alcune parole non si possono usare perché “non sta bene”, “non è buona educazione”. Il bambino ha già una conoscenza intuitiva di cosa significano queste frasi e capirà che si tratta di un comportamento da non ripetere.
Sdrammatizzate la situazione ma non ignoratela. Una parolaccia non fa di vostro figlio un bambino maleducato né di voi dei cattivi genitori, tuttavia rappresenta un comportamento da evitare.
Non cedete al primo istinto di sgridarlo. Lo considererà un modo efficace per attirare la vostra attenzione ed userà le parolacce a questo scopo.
Evitate atteggiamenti repressivi; non smetterà di ripeterle solo perché voi glielo imponete. Oppure non le dirà più davanti a voi ma gli torneranno sempre in mente creando una spirale di sensi di colpa. Proseguendo su questa strada il bambino sarà portato a credere di non avere capacità di controllare il proprio pensiero e il proprio mondo interiore oppure si convincerà di essere un”bambino cattivo”.
Spiegategli che sbaglia perché le parole che usa possono essere offensive e ferire i sentimenti di qualcuno. Questo vale ancor di più per gli insulti razziali o misogini.
Dite al vostro bambino che non si dovrebbero usare parole di cui non si conosce il significato. “Ma tu lo sai che cosa vuol dire? Cosa ti può succedere se dici questa cosa a qualcuno?”
Infine ricordate che niente, assolutamente niente, è più educativo bel buon esempio!!


A cura di Alice Pari, Psicologa

 
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3 replies since 25/7/2007, 09:37   3186 views
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